In Veneto le mucche si allevano con un’app (e i robot le mungono)

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Mercoledì 3 Maggio 2017


In Veneto le mucche si allevano con lo smartphone: la prima stalla completamente robotizzata in Italia si trova a Vidor, in provincia di Treviso. Il giovane allevatore 4.0 si chiama Fabio Curto, titolare dell’azienda agricola Ponte Vecchio: zero dipendenti, 320 bovini bruni da latte, solo macchine e robot per la gestione della stalla domotica.

«Due anni fa – racconta Fabio Curto a La Repubblica – entravo in stalla alle 5 e prendevo il forcone; ora arrivo alle 7 e accendo il computer. Il lavoro manuale lo fanno i robot, io mi occupo delle mansioni di concetto. Bel cambiamento, no? Servivano tre ore e mezza al giorno di lavori manuali, adesso basta un’ora ogni tre giorni per mettere paglia fresca nelle cuccette e caricare le materie prime con cui il robot cucinerà le razioni».

 

Negli allevamenti del 2017 le mucche, dunque, vengono munte dai robot: i bovini vengono attirati nel box di mungitura dove trovano la loro razione di cibo.

È lì che il braccio meccanico del robot trova le mammelle ed effettua la mungitura. E le mucche (con collare munito di chip) «sono più felici, producono di più e si ammalano di meno. Grazie al risparmio in ore di lavoro e all’aumento della produzione abbiamo più possibilità di investire per il loro e il nostro benessere» assicura il giovane allevatore al quotidiano La Repubblica. Un’app sullo smartphone, infatti, comunica in tempo reale i dati raccolti dai dispositivi nella stalla: quanto hanno mangiato le mucche, se hanno mangiato, se un bovino è in calore, quanto latte producono, se i vitellini sono allattati in maniera sufficiente.

Un mese fa, la stalla del futuro è stata premiata dal Consiglio europeo dei giovani agricoltori come esempio virtuoso nell’uso dei fondi europei per aver saputo «coniugare ricambio generazionale e innovazione».

Fabio Curto, infatti, ha preso le redini dell’azienda fondata dal padre Italo e dallo zio Floriano, quando i due stavano andando in pensione. Oggi, grazie all’innovazione, il giovane allevatore conosce ogni dettaglio sull’animale, ottimizza il tempo e migliora la produzione. Un modo certamente meno bucolico di vivere il lavoro ma sicuramente più vantaggioso in termini di qualità di vita e produzione. La stalla domotizzata è costata 500mila euro, 200mila dei quali finanziati dal fondo regionale veneto.

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